Volvo lancia il progetto E.V.A. per una sicurezza condivisa

    Volvo lancia il progetto E.V.A. e con esso il guanto di sfida contro la mortalità in auto o per colpa dell’auto e del comportamento dei conducenti. La storia della sicurezza di Volvo, quella con la S maiuscola, parte dal 13 giugno 1959 con l’invenzione, da parte del tecnico Nils Bohlin, delle cinture di sicurezza a tre punti di ancoraggio e la PV544 fu la prima macchina ad esserne equipaggiata. Da quella data, importante soprattutto perché tale invenzione non fu brevettata e quindi tutte le case costruttrici ne beneficiarono gratuitamente, si è passati alla Vision 2020. Entro tale data non si dovranno più verificare incidenti mortali a bordo di una Volvo –questo è l’ambizioso obiettivo–, in virtù delle tecnologie che la Casa svedese immette nelle proprie vetture. Inseguendo questa vision, ecco quindi i veicoli dotarsi di frenata automatica –nel 2008 sulla XC60– evoluta poi nel riconoscimento di pedoni e ciclisti e con tante altre soluzioni tecnologiche. Per celebrare un gesto che nel corso di tutti questi anni ha salvato tantissime vite umane (si calcola che la cifra si avvicina al milione), nell’occasione della ricorrenza del 60° anno, Volvo lancia il progetto E.V.A. (Equal Vehicle for All) basata sul concetto di condivisione con tutte le case costruttrici, degli studi, statistiche e tecnologie riguardanti la sicurezza perché vi siano auto ugualmente sicure per tutti gli occupanti.

    Aprendo la propria biblioteca digitale sulla sicurezza, saranno consultabili online tutti gli studi virtuali sulle diverse tipologie di incidenti stradali –vedi ad esempio il progetto L.I.N.D.A. che analizza le conseguenze degli incidenti stradali sulle donne incinte–, e la banca dati che prende in esame 44.000 incidenti in 40 anni. L’obiettivo è rendere tutte le auto più sicure di quanto non lo siano oggi. Volvo mette in campo anche un altro dibattito provocatorio, consapevole anche che la tecnologia non permette da sola di raggiungere l’obiettivo “zero” mortalità. Vuole quindi ampliare il raggio di azione occupandosi anche dei comportamenti dei conducenti, limitando la velocità massima delle proprie vetture a 180 Km/h, determinando la velocità dell’auto attraverso la Care Key in caso di vettura condivisa, limitando automaticamente la velocità nei pressi di scuole e ospedali attraverso la tecnologia di geofencing e, non per ultimo, dotando la vettura di apparecchiature in grado di monitorare la guida e intervenire automaticamente in caso di distrazione o alterazione psicofisica del conducente. Segnali forti quelli della Casa svedese indirizzati a tutti i costruttori, che puntano non solo sul concetto di condivisione ma anche sul senso di responsabilità cui non ci si può sottrarre in materia di sicurezza del traffico e dei comportamenti umani.

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