Sonja Vietto Ramus

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Tour de Corse Historique, Foulon sul filo del secondo

François Foulon e Sébastien Mattei conquistano la vittoria del Tour de Corse Historique con 1 solo secondo di vantaggio su Christophe Casanova
François Foulon e Sébastien Mattei conquistano la vittoria del Tour de Corse Historique con 1 solo secondo di vantaggio su Christophe Casanova

Imprevedibile sino alla fine. E fra le più emozionanti degli ultimi anni. Il verdetto della 19^ edizione del Tour de Corse Historique è arrivato solo sul traguardo di Porto Vecchio dopo cinque intensi giorni di competizione segnati da sei cambi di leader. L’ultima tappa (Ajaccio-Porto Vecchio), poco più di quattro ore di gara su un percorso molto selettivo di 348 km, ha decretato il vincitore assoluto di uno dei più prestigiosi eventi motoristici internazionali dedicati alle auto storiche. A separare i primi due equipaggi saliti sul podio in categoria VHC (veicoli storici da competizione) è stato 1 solo secondo sufficiente però alla Ford Escort MK2 di Foulon/Mattei per imporsi sulla Bmw M3 di Casanova/Delleaux. Ancora una volta, il Tour de Corse Historique organizzato dal “patron” José Andreani si è rivelato un grande successo in grado di mescolare sapientemente ogni tipologia di auto da corsa, dagli anni ’50 agli anni ’90, in due gare parallele. Da un lato, la velocità pura riservata agli iscritti in VHC e dall’altro, la regolarità per gli equipaggi in categoria VHRS (veicoli storici di regolarità sportiva): entrambi hanno percorso le stesse strade tortuose che da anni creano la fama automobilistica della Corsica. Novecento km totali da percorrere in cinque tappe e sedici prove speciali (circa 350 km) hanno caratterizzato il programma 2019 con ben 174 partecipanti al via. La prova speciale Notre Dame de la Serra-Col de la Croix, 53 km lungo un belvedere fra i più suggestivi del paese, doveva essere il luogo decisivo in cui giocarsi la vittoria durante la penultima tappa. In realtà, la gara è stata elettrizzante e incerta dal primo all’ultimo giorno con un risultato totalmente inaspettato.

Un splendida panoramica delle vetture partecipanti al Tour de Corse Historique
Un splendida panoramica delle vetture partecipanti al Tour de Corse Historique

Bagarre in VHC: a Foulon la 19^ edizione del TdCH

Approfittando delle eccellenti condizioni meteorologiche, gli spettatori si sono dati appuntamento sul percorso sin dai primi chilometri della Palombaggia per applaudire i piloti. E le emozioni non si sono fatte attendere. Dalla prima tappa Joël Marchetti, navigato da François-Xavier Buresi, si è distinto al volante della sua Ford Escort MKI e ha iniziato a costruire le basi di un possibile futuro successo sino a quando un guasto all’alternatore ha tradito le sue aspettative subito dopo il raggruppamento a La Porta durante la terza tappa. Da quel momento, la gara è proceduta a colpi di scena con diversi piloti che si sono succeduti l’uno l’altro fino al traguardo finale. Il risultato è stato così un vero e proprio spettacolo tumultuoso. Durante la tappa Saint-Florent/Calvi (205 km totali di cui 82 di PS), Pierre Vivier (Renault 5 Turbo) ha preso il comando della gara prima di essere ritardato da un giro che lo ha costretto a consegnare al belga Alexandre Leroy (Mazda RX7) il miglior tempo sul traguardo di Calvi. Verdetto ribaltato però la mattina seguente a causa di una noia meccanica al veicolo #11 come per la Porsche 911 di Caruso/Santini. Un doppio ritiro che ha consegnato il comando provvisorio a François Foulon e al suo compagno di squadra Sébastien Mattei. Al volante di una scintillante Ford Escort MK2, il campione francese VHC del 2016 ha lottato per contenere il ritorno di Pierre Vivier alla guida di un’automobile molto più potente. Per la R5 di Vivier due tappe in testa alla classifica generale non sono state però sufficienti: un errore nell’ultimo settore a tempo ha infatti annullato tutto il suo vantaggio; un passo falso che ha assegnato la vittoria sul filo del rasoio a Francois Foulon al traguardo davanti a Casanova con 1 secondo nonostante un guasto ai freni. Il podio finale è stato completato dall’equipaggio belga composto da Christian Kelders e Patrick Chiappe (Porsche 911), in vantaggio su altri due modelli del marchio tedesco (Antonini/Dini e Deblauwe/Lemaire, rispettivamente quarti e quinti). “Sono molto felice di questa vittoria con la Ford soprattutto perché in sei mesi ha tagliato il traguardo per prima ben tre volte – commenta soddisfatto Foulon – Ma non è stato per niente facile. Questo è un rally lungo e complicato che ha messo a dura prova uomini e mezzi meccanici. Lungo la speciale sul Colle di Bavella problemi ai freni ci hanno costretti ad alzare il piede dall’acceleratore: è stata una bella battaglia sino alla fine e lo prova il fatto che fra noi e il secondo classificato ci sia 1 unico secondo”.

Onorevole piazza d'onore per la Bmw M3 di Casanova e Delleaux
Onorevole piazza d’onore per la Bmw M3 di Casanova e Delleaux

La categoria VHRS consegna il podio alla Renault 5 Alpine di Verneuil/Scudier

A segnare nella sua prima parte la prova di regolarità è stato Bernard Figuière, su Porsche 911 Carrera RS, navigato da Isabelle Godin. Il leader è stato però poi espropriato del suo vantaggio durante la terza tappa (Saint–Florent/Calvi) da Jean-Pierre Verneuil e Jerome Scudier che hanno mantenuto la loro leadership sino all’arrivo a Porto-Vecchio dove hanno vinto con sette punti di vantaggio (83). A completare il podio, l’italiano Giorgio Schon, con Francesco Giammarino, su Porsche 911 (93 punti).

Splendido colpo d'occhio per il passaggio della Porsche 911 di Deblauwe e Lemaire
Splendido colpo d’occhio per il passaggio della Porsche 911 di Deblauwe e Lemaire

Gli italiani in gara fra VHC e VHRS

In VHC il miglior tempo per l’Italia è stato conquistato da Silvio Perlino e Serena Giuliano con la loro Opel Kadett GTE: per l’equipaggio #49 questo Tour de Corse Historique si è concluso con un 22° posto (su 61 classificati) e un tempo di 4h26’27”. Bella prova anche per Luisa Zumelli e Paola Valmassoi su Porsche 911 Carrera RS che hanno tagliato il traguardo a metà classifica piazzandosi 33esime in 4h31’13”. Le due portacolori del Team di Bassano del Grappa hanno fatto registrare un eccellente 21° tempo nella speciale “Plage du Liamone-Serrola/Carcopino” e un altrettanto interessante 27 best lap nella PS “Castifao-Olmi Capella”, entrambe lunghe 23-24 km. Costretti invece a non raggiungere il traguardo finale di Porto Vecchio Maurizio Elia e Lucia Zambiasi su Ford Escort RS 1.6. Anche gli italiani iscritti in regolarità sportiva hanno detto la loro in questa intensa edizione del Tour de Corse Historique che nel 2020 festeggerà il ventennale. Oltre al già citato Giorgio Schon, che dalla sua prima gara disputata nel 1967 (a 21 anni con una Mini Cooper S inglese al Rally di Montecarlo) continua a prendersi soddisfazioni al volante, al nono posto si sono classificati Luigi Palazzi e Danilo Scarcella (#240) su Opel Kadett GTE. Tredicesima posizione invece per Sergio Aravecchia, navigato da Carlo Merenda, su Fiat 128 Rally mentre il 17° piazzamento della generale è andato a Roberto Gorni e Angela Grasso, equipaggio #229 su una Fiat 124 Abarth Rally. Costretti al ritiro Alessandro Olivieri e Cesare Rainisio (#231) con la loro Ford Escort RS 2.0 out nella quinta e ultima tappa così pure come Eugenio Rossi e Michelle Perlino su Lancia Flavia Coupé 1.8. (Foto Sonja Vietto Ramus e Frédéric Chambert)

Terzo gradino del podio in Classifica TdCH 2019 VHRS per Schon e Giammarino sulla Porsche 911
Terzo gradino del podio in Classifica TdCH 2019 VHRS per Schon e Giammarino sulla Porsche 911

Classifica TdCH 2019 VHC

  1. #3 Foulon-Mattei (Escort MK2) 4h06’35”
  2. #7 Casanova-Delleaux (Bmw M3) 4h06’36”
  3. #6 Kelders-Chiappe (Porsche 911) 4h08’14”
  4. #8 Antonini-Dini (Porsche 911) 4h11’26”
  5. #22 Deblauwe-Lemaire (Porsche 911) 4h11’43”

Classifica TdCH 2019 VHRS

  1. #254 Verneuil-Scudier (Renault 5 Alpine) 83 pt
  2. #219 Figuiere-Godin (Porsche 911 Carrera RS) 90 pt
  3. #218 Schon-Giammarino (Porsche 911) 93 pt
  4. #255 Chabas-Arribert Narces (Peugeot 205 GTI 1.9) 102 pt
  5. #222 Deklerck-Laporte (Porsche 911 Targa) 106 pt
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Rainforest Challenge: Only The Braves

E’ nella top ten delle gare motoristiche più difficili al mondo assieme alle americane Pikes Peak e King of the Hammers, alla 24 Ore di Le Mans, all’Erzberg Rodeo in Austria, alla Baja 1000 in Messico e al Tourist Trophy sull’Isola di Man. Il Rainforest Challenge, creato da Luis J.A Wee per ripercorrere le tracce del celebre Camel Trophy, è uno degli eventi a trazione integrale più ambiti da chi pratica fuoristrada estremo. Una sfida a cui, da oltre due decenni, i team più blasonati di questa specialità a quattro ruote motrici si danno appuntamento per conquistare un podio che va oltre la semplice vittoria. Qui, dove arrivano solo i più coraggiosi, la vera conquista è affrontare madre natura. Oggi, il Rainforest Global Series (ideato sempre dal patron Wee) è un circuito off-road internazionale che tocca 22 paesi del mondo e conta 45 differenti eventi. E la Malesia ne ospita la gran finale. La prossima edizione, in programma dal 28 Novembre al 9 Dicembre, vedrà i partecipanti misurarsi nel territorio del Kelantan con un prologo lungo la spiaggia affacciata sul Mar Cinese Meridionale e decine di prove speciali nel cuore della foresta pluviale. Start da Kota Bharu con verifiche tecnico/amministrative, briefing e finish a Gua Musang con l’ultima special stage che si preannuncia sin d’ora più agguerrita che mai. Le centinaia di chilometri fra queste due località? Costellate di insidie e ostacoli naturali, come nella migliore tradizione del Rainforest.

 

RFC 2018: l’edizione dei record

L’anno scorso, per la prima volta nella sua storia, la finale del Rainforest Challenge si è svolta nel sultanato del Kelantan, a nord-est della penisola malese, territorio che ogni anno affronta l’ira dei monsoni. Ma quella del 2018 è stata anche l’edizione (la 23a dalla sua origine) con il settore off-road più lungo in assoluto (circa 300 km) e il maggior numero di prove speciali (32) per gli equipaggi in gara. Due Twilight Zone e l’arrivo con premiazione a Pos Gob, insediamento aborigeno nel cuore della giungla, hanno fatto di questa finale del Rainforest uno degli eventi di fuoristrada più estremi al mondo. Ad affrontare le temibili Predator e Terminator (nomi che evocano bene le difficoltà di un percorso impervio e accidentato) sono stati team provenienti da 30 nazioni fra cui Russia, Repubblica Ceca, Filippine, Mongolia, Cina, Corea, Stati Uniti, Polonia, Indonesia, Tailandia, Ucraina e Ecuador: per 12 giorni (contro i tradizionali 10), i piloti più coraggiosi (only the braves!) hanno guidato lungo paludi e terreni scivolosi, attraversato ponti improvvisati di tronchi e superato fiumi in piena. Centocinquanta veicoli, fra partecipanti e organizzazione, hanno preso il via dall’Hotel Ibis di Kuala Lumpur per poi dirigersi verso Kota Bahru, Tumpat, Tanah Merah, Kuala Krai e più giù, sino alla giungla profonda nel sud del Kelantan, a Gua Musang per la serata di chiusura. I lunghi tratti da percorrere, lontano da città e villaggi, hanno richiesto all’edizione dello scorso anno un maggior impegno organizzativo a cominciare da quello per il trasporto del carburante perché dal terzo giorno a fine evento i veicoli hanno dovuto garantirsi in totale autonomia i rifornimenti. Se agli 8 giorni (sui 12 in programma) fuori da ogni forma di civiltà si aggiungono umidità, pioggia e i numerosi ostacoli naturali incontrati nella giungla, è facile intuire quanto questa sfida sia stata ardua per gli equipaggi in gara. “Qui il terreno è diverso da qualsiasi altro mai affrontato prima: in soli 2 km di pista si trovano ostacoli che avrebbero bisogno di ore per essere superati. E le strategie ideate prima dello start su come comportarsi in determinate situazioni svaniscono all’istante. Le operazioni reali, a terra, sono tutt’altra cosa. Nella giungla i percorsi si trasformano da facili in estremi in un batter d’occhio: bastano poche ore di pioggia per incontrare frane e inondazioni” – spiega Luis J.A Wee. Ma chi affronta la manche finale dell’RFC Global Series lo sa bene e il nome Rainforest, d’altronde, non è stato certo scelto per caso. Ancora una volta, fango, acqua e terreni rocciosi hanno messo a dura prova driver e navigatori che hanno anche dovuto affrontare l’insistenza delle piogge monsoniche. Una sfida serrata sino all’ultimo giorno e all’ultima speciale quando, finalmente, le due categorie –prototipi e veicoli di serie modificati– hanno assegnato la vittoria ai russi Roman Kulbak e Mikhail Perepelkin (Team #104) e all’equipaggio malese/vietnamita Tan Eng Joo e Nguyen Duy Phuong (Team #117), rispettivamente campioni assoluti in una finale del Rainforest Challenge per la terza e sesta volta. Se schierarsi alla linea di partenza di quest’avventura malese e raggiungere il traguardo è già una vittoria, conquistarne addirittura il podio, pur fra mille difficoltà, vuol dire essere sulla vetta dell’off-road estremo. “Per la prima volta nella storia del Rainforest, la premiazione si è svolta nel cuore della giungla, a Pos Gob, località nota come Mondo Perduto, nome che la dice lunga su questo luogo – racconta Luis J.A Wee – E’ stata una cerimonia di ritorno alle origini con ritmi e atmosfere autentiche. Ma il bello in realtà doveva ancora arrivare perché uscire dalla foresta e ritornare alla civiltà si è rivelato più difficile che mai. Gli equipaggi ci hanno messo dalle 24 alle 41 ore e gli ultimi veicoli dell’organizzazione ci sono riusciti solo nel tardo pomeriggio del 5 Dicembre”.

Ritorno nel Kelantan:

in gara dal 28 Novembre al 9 Dicembre 2019

Quel che è certo è che la prossima finale del Rainforest avrà ancora due Twilight Zone (il 4 e il 6 Dicembre), un prologo a Tumpat (il 1° Dicembre) e l’arrivo a Gua Musang per la cerimonia di chiusura evento (il 9/12). Per il secondo anno consecutivo, sarà quindi lo stato malese del Kelantan a fare da scenario alla “sfida delle sfide” per assegnare ai due migliori team internazionali il gradino più alto del podio nelle categorie prototipi e veicoli di serie modificati (ma non mancheranno anche altri ambiti riconoscimenti). Questo il programma del RFC Grand Final: 28 Novembre, primo briefing serale all’Hotel Ibis di Kuala Lumpur; 29 Novembre, trasferimento dalla capitale a Kota Bahru; 30 Novembre, verifiche e briefing generale; 1° Dicembre, partenza per la spiaggia di Tumpat per cerimonia di apertura e prologo; 2 Dicembre, convoglio da Tumpat a Pasir Putih e campo base Predator a Ulu Sat; 3 Dicembre, special stage; 4 Dicembre, partenza degli equipaggi per la TZ I (Bukit Bakar, campo base Terminator); 5 Dicembre, prove speciali; 6 Dicembre, partenza da Bukit Bakar per Kuala Krai e Gua Musang per la Twilight Zone II; 7-8 Dicembre, Survival SS a Gua Musang; 9 Dicembre, finale e cerimonia di premiazione a Gua Musang; 10 Dicembre, partenza per Kuala Lumpur. Pronti alla nuova sfida? (Foto Pavel Mothejl)

Per informazioni: www.rfc-global.com

 

RFC Malesia 2018 Classifica

Categoria Prototipi:

  1. Team #104 – Russia (Roman Kulbak e Mikhail Perepelkin)

Categoria Veicoli di Serie Modificati:

  1. Team #117 – Malesia/Vietnam (Tan Eng Joo e Nguyen Duy Phuong)

Categoria Fino a 3050 cc. Diesel:

  1. Team #122 – Malesia (Mohd Norulhafiz B. Abd Razak e Muhammad Ameen)

Categoria Fino a 3050 cc. Benzina:

  1. Team #138 – Malesia (Hanipa B. Hamzah/Mohd Hafizi B. Che Muhamad)

Categoria Da 3051 cc. Diesel:

  1. Team #136 – Malesia (Ismail Hashim e Rabudin Abd Hamid)

Categoria Da 3051 cc. Benzina:

  1. Team #104 – Russia (Roman Kulnak e Mikhail Perepelkin)

Categoria Ladies Team:

  1. Team #108 – Malesia/Ecuador (Maslina Ibrahim e Gia Brichetto)

 

RFC Malesia 2018 Special Awards

Categoria Team Spirit Award: Team Terbang (#125, #126 e #129)

Jungleman Award: Pokta

Competed in Most RFC Award: Li Pak Sau (Hong Kong)

Most Unique 4×4 Award: Team #111 Russia-Caucaso (Aibazov Anzor e Khubiev Rasul)

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Morocco Desert Challenge, undicesima edizione allo start

Sabato 13 aprile, 300 veicoli rally-raid, 210 fra camion e auto di assistenza e 1.300 persone daranno il via da Agadir ad un’emozionante undicesima edizione del Morocco Desert Challenge 2019, trasformando questo evento nel secondo più grande cross country challenge al mondo per numero di iscritti. Con questi numeri di tutto rispetto e oltre il 50% in più di partecipanti schierati sulla linea di partenza rispetto allo scorso anno (fra cui il doppio di equipaggi in categoria SSV), il Morocco Desert Challenge 2019 si appresta a battere tutti i record.

Allacciate le cinture perché la sfida sta per iniziare. E sarà di quelle toste. Parola di Gert Duson che, forte di uno staff di 170 persone, ha fatto di questo rally-raid nato in Libia nel 2008 e approdato poi in Marocco, un sogno per tanti appassionati. Road book perfetti, navigazione con GPS Unik di ERTF, due elicotteri, sistema Iritrack: priorità assoluta alla sicurezza sì ma anche bivacchi in pure stile africano, ristori di qualità e spettacoli serali. E poi loro, i percorsi, da un paio di anni diventati dei coast to coast, ogni giorno fra differenti scenari e con il nuovo concetto di “trasferimento zero” introdotto nel 2018. In pratica, niente asfalto ma solo off-road. Un rally-raid da guniness dei primati.

Fra i camion, il Morocco Desert Challenge è addirittura il numero 1 al mondo con ben 35 trucks da corsa in gara. “Con grande orgoglio possiamo dire che allo start ci saranno molti team importanti – commenta il belga Gert Duson, organizzatore del challenge – Il team Maz-Sportauto, Petronas De Rooy Iveco e Gregoor Racing, Evm Rally Man, Renault Mammoet e Riwald, Scania Dakar-Speed solo per citarne alcuni si sfideranno in quella che promette di essere una fantastica battaglia di altissimo livello. Sono tutti T4 da corsa puri e non di assistenza veloce”.

Le altre categorie? A scendere in pista ci saranno circa 80 auto da rally, oltre 70 fra moto e quad, più di 60 SSV e 30 auto in categoria raid. Anche qui non mancano grandi nomi conosciuti a livello internazionale a iniziare da Joan Pedrero in motocicletta; Erik van Loon, Paulo Ferreira, Hennie De Klerk, Thomas Bell e Fernando Alvarez in auto. Fra i side-by-side a farla da padrona sarà il marchio Can-Am con decine di Maverick X3 affiancato da qualche Polaris RZR 1000 e Yamaha YXZ1000 mentre il parterre motorbikes vede un vasto schieramento di KTM con una manciata di Husqvarna, Yamaha, Honda e Husaberg.

A tenere alto il nome dell’Italia in questa gara scenderanno in campo fra l’altro Aldo e Dario De Lorenzo (Jazz Tech Offroad) alla guida di un Mitsubishi Pajero (#371), Tommaso Castellazzi (T.T.Team) con Land Rover Defender #379, Agostino Rizzardi e Luca Ornati (Rizzardi Team) su Porsche Carrera 911 con il numero #322. Con i colori dello ZZ Kustom RS (equipaggio #215) ci saranno Lorenzo Rocco di Torrepadula e Christian Fringhian (Can-Am) mentre Gianernesto Astori e Francesco Tarricone (#216) su Yamaha saranno i portacolori dell’ABC Rally Action Team.

“Nonostante ci siano sempre più piloti di alto profilo al MDC, ciò che rimane invariato è lo spirito tradizionale e amichevole che anima questa competizione – afferma Gert Duson – Il Morocco Desert Challenge è e rimane una manifestazione amatoriale. Ciò si riflette, ad esempio, nel numero elevato di iscrizioni fra gli SSV. In questa categoria, di facile accesso e molto divertente, il numero di partecipanti è più che raddoppiato: da 28 partecipanti l’anno scorso, in questa edizione hanno raggiunto quota 62”.

A dare inizio all’11^ edizione del challenge saranno le verifiche tecniche e amministrative ospitate in Place Al Amal (Agadir), l’11 e 12 Aprile, mentre lo start ufficiale avverrà il 13 con il tradizionale prologo che dalla Plage Blanche, 250 km a sud della nota località balneare marocchina, porterà i concorrenti in direzione di Abetteh con una speciale di 218 km caratterizzata da dune, prove degne del WRC e passaggi rocciosi.

La seconda tappa (Abetteh-Smara) percorrerà in parte una vecchia pista dimenticata della Dakar, a sud, oltre Laayoune mentre con la terza (Smara-Assa) sembrerà, a tratti, di guidare attraverso la savana africana fra vallate fitte di vegetazione e animali selvatici. I 425 km della tappa 4, da Assa a Foum Zguid, accompagneranno nella traversata della più grande zona militare del sud marocchino in un paesaggio desolato ma maestoso: piste veloci con fondo duro (attenzione ai salti!) saranno il divertente campo da gioco per i piloti delle due e quattro ruote.

A chi piace la sabbia, tanta e tosta, la PS 5 da Foum Zguid a Zagora regalerà 308 km di pura guida nell’Erg Chegaga, attraversato da ovest a est. Altra tappa classica quella da Zagora a Merzouga (prevista il 18 Aprile) con piste sabbiose in direzione di Marabout, il passo di M’Harech, le dune d’Ouzina e quelle dell’Erg Znaigui per concludere con una prima corta attraversata dell’Erg Chebbi.

Le dune più alte del Marocco, sempre nell’Erg Chebbi, attenderanno i concorrenti nel penultimo giorno di rally prima che il CAP faccia rotta verso nord per un percorso nel Plateau di Rekkam con piste tecniche la mattina e navigazione e drift il pomeriggio. Ultima speciale da 219 km fra coltivazioni e pampas (con tracciati a tratti difficili da trovare) per raggiungere il sud di Oujda. Cerimonia di premiazione e chiusura rally a Saidia, la “perla blu del Mediterraneo”.

“La velocità da sola non sarà l’unico aspetto del MDC – conclude Duson – La navigazione richiederà molta attenzione ai partecipanti e anzi, qui e là, ridurrà drasticamente la velocità. Uno di fianco all’altro i km di gara di questa edizione saranno più di 2500, senza un solo km di trasferimento su asfalto, attraverso i paesaggi più disparati che il Marocco offre. Il nostro obiettivo è sedurre i nuovi partecipanti così come chi ci è stato fedele da anni, i piloti di alto livello e quelli per cui il Morocco Desert Challenge è divertimento e vacanza perché questo, non smetterò di ricordarlo, è un evento amatoriale in cui la cordialità è importante quanto la gara stessa”. 

(Foto Alessio Corradini e Jan Van Gelder) 

Info su www.moroccodesertchallenge.com

Programma MDC 2019

11/12 Aprile: verifiche tecniche e amministrative (Agadir)

13 Aprile: prologo Plage Blanche-Abetteh (218 km PS)

14 Aprile: Abetteh-Smara (402 km PS)

15 Aprile: Smara-Assa (372 km PS)

16 Aprile: Assa-Foum Zguid (425 km PS)

17 Aprile: Foum Zguid-Zagora (308 km PS)

18 Aprile: Zagora-Merzouga (370 km PS)

19 Aprile: Merzouga-Bouarfa (427 km PS)

20 Aprile: Bouarfa-Oujda-Saidia (219 km PS); premiazione e cerimonia di chiusura

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